DICONO DI NOI

header dicono di noi

In questa pagina puoi trovare alcuni racconti e testimonianze delle persone che durante gli anni hanno frequentato i nostri corsi.

Michela (Counselor Professionista e Consulente autobiografica)

Avevo un sogno: trasformare la mia passione per la scrittura in un lavoro. Ma come fare? Non c’era strada precisa da seguire, né una scuola specifica da frequentare per scrivere biografie.

Ho atteso, in modo un po’ fantastico, che arrivasse un segno. E così è stato: leggendo il quotidiano durante la pausa caffè in ufficio, ho scoperto che era in partenza un corso di Microcounseling di lì a pochi giorni. Non avevo molto tempo per decidere e in verità non avevo nulla da decidere: ero consapevole che era importante approfondire l’aspetto della comunicazione e della relazione se volevo lavorare con le persone in modo così intimo, tanto da farmi raccontare la loro storia.

Così mi sono iscritta e dopo qualche giorno ho iniziato a frequentare il corso. Un sabato pomeriggio in compagnia di persone mai viste, seduti a cerchio, con un paio di psicologi che ci illustravano il percorso. Quattro ore intense, travolgenti, al termine delle quali salgo in auto e mi dirigo verso casa con un’unica espressione che mi gira in testa: “Oh cielo, che meraviglia!!!”

Avevo trovato il mio posto, avevo trovato me.

Senza dubbio alcuno, finito il Microcounseling ho proseguito con il corso triennale, scivolando velocemente e con crescente entusiasmo verso il diploma. Tre anni meravigliosi, i più belli della mia vita. Tre anni in cui sono cresciuta come persona e tanto è bastato per la mia formazione professionale come consulente autobiografica, perché al centro c’è sempre la persona, in qualunque contesto lavorativo e ovviamente anche nella vita privata.

Sentivo crescere la mia creatività e la fiducia in me stessa: il mio sogno si è realizzato e oggi si chiama Officina dei Ricordi.

Il Counseling fa miracoli quindi? No, certo che no! È un po’ come il discorso della fortuna, che non esiste; esiste piuttosto il talento che incontra l’opportunità: il Counseling è l’opportunità, il tuo talento lo scoprirai!

Tiziana (Fisioterapista)

Mi chiamo Tiziana, ho 37 anni e faccio la fisioterapista. Mi sono iscritta al corso di Perfezionamento triennale in Counseling Professionale dell’ASPIC nel 2012 spinta dal desiderio di arricchire la mia professionalità con delle competenze relazionali che considero altrettanto importanti quanto quelle specifiche del mio ambito lavorativo. Questa esperienza è stata ricca da un punto di vista di contenuti e soprattutto dal punto di vista dell’evoluzione interiore. E’ stato interessante confrontarmi con persone, miei compagni di corso, di età, vissuti ed esperienze lavorative diverse dalla mia e lentamente scoprire la differenza e le possibilità tra lavoro come individuo e gruppo. Quello che tutti noi credo abbiamo compreso fin dall’inizio del percorso è stato che prima ancora di essere una formazione che ci aiutava nel nostro lavoro, si trattava di un percorso personale di crescita, maturazione e maggiore conoscenza di noi stessi. Al termine del percorso, ciò che mi è ancora più chiaro è l’importanza della responsabilità personale nelle proprie sensazioni, emozioni, nei pensieri, nelle scelte e nelle azioni e il grande valore che questo ha per poter aiutarmi e aiutare gli altri a imparare a stare bene e sentirsi pienamente nella vita. Delle molte esperienze fatte nel corso, in particolare di questi tre anni ho apprezzato le settimane a Roma al secondo e terzo anno, che sono state oltre che occasione di confronto e scambio con studenti di tutta Italia e di maggior conoscenza tra di noi anche di approfondimento di alcuni importanti aspetti del Counseling.Penso che un percorso di formazione triennale in counseling sia utile a chiunque in qualche modo abbia un lavoro a contatto con le persone, e ancor di più a chiunque senta il bisogno di conoscersi meglio e di stare bene, con sé e nell’ambiente in cui vive. A oggi mi rimane ancora il piacere e la voglia di continuare in questo percorso di crescita e conoscenza… e credo che questo processo valga per tutta la vita!

Ilaria (Insegnante)

Il mio primo contatto con l’Aspic risale a diversi anni fa quando mi trovavo in un periodo buio della mia vita ed avevo bisogno di aiuto. Allora la mia terapeuta mi ha offerto accoglienza e disponibilità immediate per un percorso personale che nel tempo è diventato di crescita e di sviluppo interiore.

In seguito, i miei contatti si sono allargati anche agli altri professionisti che operano in Aspic. Ho sempre trovato apertura e possibilità di scambio a livello umano anche solo per un confronto su una problematica personale o lavorativa, una breve consulenza o un consiglio per una situazione problematica momentanea.

La mia fiducia verso l’Associazione si è consolidata nel corso del tempo: così ho partecipato a diversi corsi di formazione e crescita organizzati dai collaboratori nonché, per ultimo, al corso triennale di Counseling Professionale. Anche come Counselor, l’Aspic mi sta offrendo diverse possibilità di collaborazione e crescita personale e professionale.

 

Daniela (Impiegata)

La scelta del corso di counseling curato da Aspic è stata dettata dall’approccio umanistico, esistenziale integrato che ne caratterizza l’approccio e che ha rappresentato per me una chiave di lettura delle diverse esperienze che avevo vissuto fino a quel momento, cucendole insieme in un unico tessuto, dando un significato ed un senso sistemico a delle tessere di puzzle che in certi momenti sembravano divergere lasciandomi la sensazione di avere più strade di fronte anziché diversi pezzi di lastricato per andare a creare un’unica, importante via.
«Ho una formazione di tipo statistico-sociale che mi porta a guardare all’individuo come ad un elemento della comunità e non finisco di stupirmi nell’osservare come l’espressione individuale sia una risorsa collettiva e credo che il benessere dei singoli porti all’armonia della comunità. Sono affascinata dal pensiero orientale che, come nel modello Aspic, integra corpo, anima e mente»

Gianluca (Assistente Sociale)

“Iniziare un nuovo cammino spaventa, ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi” (Benigni)
Tre anni fa, ho iniziato il corso di counseling con la presunzione che mi servisse solamente per migliorare il colloquio e la sua gestione, in quanto lavorando come assistente sociale, molte volte mi sono trovato in difficoltà con l’utente. Durante il percorso mi sono reso conto, che il corso, mi stava dando un qualcosa di diverso, che non mi aspettavo: mi dava la possibilità di lavorare su me stesso, cosa che davo per scontato di aver già fatto in passato. Circa sette anni, infatti, fa avevo vissuto una situazione di crisi personale che è durata più di un anno e con fatica ero riuscito a venirne fuori. Questo periodo di difficoltà mi ha dato l’opportunità di fermarmi, di riflettere e di capire che sono vulnerabile e fragile. Ho iniziato a rallentare, a fare yoga e a interessarmi a tutte quelle attività che proponevano un maggiore contatto con se stessi.
Penso che la scelta del corso di counseling, sia stata sicuramente dettata razionalmente da un bisogno formativo, necessario per il mio lavoro, ma anche da un mio bisogno emotivo, una figura che stava emergendo sullo sfondo e sicuramente l’esperienza di crisi personale che ho vissuto ha inciso fortemente su questa mia scelta. A riguardo, mi colpisce proprio tanto che, come ripetuto all’infinito nel corso di counseling, la crisi può diventare un’opportunità e per me è stato proprio così: la crisi personale mi ha portato alla scoperta di nuove cose, di nuovi bisogni, di nuove risorse, di nuove scoperte e di nuove strade.
Mi considero una persona in movimento e molto concreta, orientata al fare, in termini transazionali al “dacci dentro” e “allo spicciati”, e durante questo corso ho avuto, invece, l’occasione di fermarmi, di prendermi dei tempi per riflettere, per sentire come sto e per stare in contatto con me stesso, tutte esperienze nuove. Ora più che mai sono convinto che senza questo necessario lavoro sull’“essere”, non mi sarebbe permesso lavorare sul fare con una certa qualità.
Sono trascorsi ormai tre anni dall’inizio del corso e di cambiamenti nella mia vita ce ne sono stati. Mi sento profondamente cambiato, mi sento più empatico nei rapporti con gli altri, ho imparato ad osservare il mondo da un’altra angolazione, riesco più facilmente a contattare i miei bisogni, a soddisfarli e sono più consapevole delle mie sensazioni ed emozioni. Ho riscoperto il mio potere personale, quella forza interiore, quella spinta all’autorealizzazione, che è dentro ognuno di noi.
Come sosteneva Carl Rogers, “i cambiamenti sono sempre positivi e, nello stesso tempo, rendono impossibile un ritorno allo stato precedente”. In questi tre anni che rappresentano innanzitutto un percorso di vita, ancor prima che di formazione, ho appreso che vivere è un’arte e che è importante assaporare la vita, incontrare il cuore, vivere pienamente l’incontro con l’altro, riscoprire il corpo, sviluppare il meglio dei propri talenti e delle proprie qualità umane per comprendere profondamente se stessi, l’umanità e il mondo che ci circonda.
Durante il primo week-end formativo, ricordo ancora la mia preoccupazione di condividere con persone sconosciute (non conoscevo nessuno) il mio vissuto. Non mi era facile parlare di me, ad avere un mio spazio nel quale potermi raccontare, mi spaventavano i loro giudizi. Quelle persone sconosciute sono diventate i miei insostituibili compagni di gruppo, delle ancore di sostegno e provo ancora per loro un affetto speciale. Le considero delle persone splendide, ciascuna con la sua storia, con il suo vissuto di emozioni, con il suo modo di essere, con i suoi pregi e i suoi difetti e soprattutto con la gran voglia di mettersi in gioco. Affrontare il percorso assieme, condividendo i momenti belli, ma soprattutto quelli critici e di difficoltà è stato qualcosa di unico e straordinario.
Prima di scegliere il percorso di counseling con l’Aspic, ho partecipato a molti seminari e mi sono informato con attenzione a molti altri corsi e avevo notato che alcuni di questi, erano finalizzati principalmente ad “acchiappare” il maggior numero di persone per fare, passatemi il termine un po’ forte e polemico, “business” con le fragilità e il disagio dell’altro. Penso e spero che i motivi della scelta di una persona nell’esercitare una professione di aiuto, siano orientati primariamente dall’avere a cuore l’altro in difficoltà, quello che don Milani definiva “I care”, mi interessa, mi importa, ho a cuore. In Aspic posso dire di aver trovato quello che stavo cercando, dei professionisti che guardavano prima alla persona. Ci hanno formato ed “educato”, nel senso di “ex-ducere”,tirar fuori il meglio che è dentro ciascuno di noi. Il loro sostegno nei momenti di difficoltà, la loro presenza e disponibilità all’ascolto e all’esserci hanno rappresentato per me quella “basa sicura” fondamentale per il mio percorso di crescita. Attraverso i colloqui simulati, gli incontri di supervisione sono stato seguito/ accompagnato in tutto il percorso formativo non soltanto da un punto di vista didattico, ma anche emotivo. I momenti di condivisione e collaborazione durante le ore di lezione sono stati una risorsa preziosa ed il legame che si è creato è andato ben oltre il rapporto formale che generalmente si instaura tra formatore e allievo: la disposizione delle sedie a cerchio e non una cattedra è stata la forma dei nostri incontri come simbolo di uguaglianza, confronto e partecipazione.
Ho deciso di scegliere la scuola Aspic, anche perché ero e sono molto affascinato dall’approccio pluralistico proposto dalla scuola stessa, una vera e propria integrazione pluralista tra Terapia rogersiana centrata sul cliente, Gestalt, Analisi Transazionale, Pnl, Cognitivismo, teoria dell’attaccamento e integrazione mente e corpo. L’idea di utilizzare un unico modello, infatti, mi spaventava perché non sapevo se poteva essere il mio modello di riferimento, e invece aver l’opportunità di conoscere più modelli e la possibilità di scegliere quello o quelli che sento più in sintonia con me e che possono essere più utili per la persona, mi fa sentire più libero e arricchito.
Ho apprezzato tanto che il corso prevedeva poche ore di teoria e tante di pratica esperienziale, ero infatti stufo di ascoltare passivamente delle lezioni di sola teoria, come accadeva a scuola e all’università. Durante i week-end formativi, dopo aver concluso la parte teorica, seguiva immediatamente la parte esperienziale attraverso i colloqui simulati C.U.S. (Counselor, Utente, Supervisore) nei quali potevo mettere in pratica quanto spiegato dal formatore.
Mi è piaciuto molto il modulo formativo che si è svolto a Roma durante il secondo e il terzo anno; conservo con gioia dentro di me il ricordo di alcuni momenti di condivisione profonda avuti con i compagni di corso. Potermi poi confrontare con gli allievi provenienti dalle altre sedi Aspic di Italia è stata un’esperienza unica e molto arricchente.
Aver scelto di fare una scuola di counseling è stato per me un voler mettermi in gioco, ed uscire dalla “zona di confort”, dove sono racchiuse tutte le mie sicurezze, le mie convinzioni, le credenze autolimitanti che finiscono per rappresentare l’unica realtà possibile. E come ribadito più volte durante il corso, che la nostra realtà è soltanto un punto di vista e che “la mappa non è il territorio”, quindi la nostra è soltanto una delle verità possibili: “quando cambia l’osservatore, cambia anche l’oggetto osservato”. mi sono, infatti, accorto che solo quando esco, da quella zona di sicurezza, posso crescere. L’esperienza del corso è imparare a prendersi cura di sé, è responsabilità di noi stessi e delle nostre emozioni, è consapevolezza, è apprendimento e auto comprensione. È vivere nel “qui ed ora”, nel presente, come il giorno giusto per amare, esserci, credere e fare… in un’unica parola vivere la giornata al 100%.
Oltre a questo fondamentale lavoro sull’ “essere”, la scuola Aspic avvia alla formazione del counselor, una professione che sempre più, si sta ricavando degli spazi lavorativi rilevanti. Il counseling, infatti, trova applicazione in realtà sociali sempre più vaste: individui, coppie, famiglie e piccoli gruppi; strutture socio-sanitarie, scolastiche e aziendali; mondo dello sport, dell’arte, dello spettacolo, dell’educazione e del volontariato.
Considero il counselor la professione del futuro, quella guida che orienta, sostiene e sviluppa le potenzialità delle persone, promuovendone atteggiamenti propositivi stimolando le capacità di scelta e facilitando un percorso di autoconsapevolezza nel cliente affinché trovi dentro di sé le risorse per aiutarsi a raggiungere un maggior benessere. E’ quel professionista che va al di là dei limiti che il suo cliente avverte come difficoltà ad essere felice per aiutarlo a superare questo varco perché lui per primo lo ha superato, quindi diventa fondamentale fare un lavoro su se stesso prima di aiutare l’altro in difficoltà.
Alla domanda finale del corso triennale: “dove mi trovo ora nel mio percorso di vita?” attraverso un disegno, ho rappresentato me stesso di fronte al crocevia, che guardo le varie strade che posso percorrere. Fare la scelta resta per me sempre un qualcosa di difficile, anche perché è un’esperienza nuova, però il fatto di poter decidere e di non adattarmi e accontentarmi della strada in cui mi trovo, ma di essere protagonista della mia vita, è per me una consapevolezza nuova e potente. Un’altra consapevolezza per me nuova è che qualunque strada sceglierò le persone continueranno a fare il tifo ai lati della strada, mentre prima ero convinto che avrebbero fatto il tifo solo se avessi scelto una determinata strada.
Concludo scrivendo che questo percorso è stato il più bel regalo che ho fatto a me stesso, il più prezioso investimento, e sento la necessità di continuare a farmi dei regali di questo tipo, perché quello che è in gioco è un qualcosa di troppo prezioso per non godermelo pienamente.